Tassazione sulle criptovalute: la guida completa

Il mondo del fisco (specialmente italiano) è spesso molto intricato e difficile da interpretare, a primo impatto può sembrare davvero un ostacolo insormontabile per gli inesperti.

Questo discorso si applica sia per quanto riguarda le valute cosiddette “mainstream” ma anche e soprattutto per le criptovalute. Per fortuna, in soccorso dei meno avvezzi a questo mondo ci sono tanti preparatissimi esperti: tra questi vi è Giorgio D’Amico, del quale proponiamo oggi una utilissima guida.

Giorgio è un Dottore Commercialista e Revisore Contabile, nonché Fiduciario Commercialista con una forte passione per le criptovalute e per i sistemi di pagamento online, argomenti che tratta spesso durante le sue numerose interviste e conferenze. Proprio questi suoi interessi lo hanno spinto a co-fondare Cryptofiduciaria, azienda che offre servizi relativi alle transazioni nella compravendita di criptovalute e molto altro ancora. Ancor più recentemente, ha reso disponibile a tutti gli interessati una guida pratica sul sistema di tassazione per le criptovalute che può rivelarsi davvero una salvezza se si vuole investire in questo mondo, guida che andremo adesso ad analizzare.

La domanda più frequente posta molto banalmente è questa: bisogna pagare le tasse sulle criptovalute? Partiamo dunque specificando che la legge italiana prevede che i redditi derivanti dalle Valute Virtuali (i guadagni sono nella maggior parte dei casi legati al famoso “trading”) sono imponibili proprio come le valute fiat, e chi opera con questi token deve dunque conoscere le regole e le procedure da dover rispettare. Le imposte calcolate su base annuale devono essere versate tramite modello F24, e bisogna altresì specificare che le Valute Virtuali sono soggette agli obblighi di dichiarazione annuale delle attività detenute all’estero previsti dalla Legge 167/1990, ovvero il cosiddetto quadro RW da osservare attentamente onde evitare sanzioni che ammontano fino al 30% del controvalore. L’Agenzia delle Entrate ha infatti qualificato le Criptovalute come fiscalmente assimilabili alle valute estere. La particolarità delle nostre tanto amate criptovalute però la conosciamo tutti, ed è la loro incredibile volatilità, a volte amica a volte nemica dei nostri investimenti, della quale va tenuto conto durante la dichiarazione dei redditi. Ad ogni scambio di token, le cifre dell’operazione vanno quantificate in Euro, e la base imponibile verrà calcolata sui guadagni (o perdite) annuali estrapolati dalla classica differenza entrate/uscite che caratterizza i bilanci fiscali di tutti noi, in questo caso identificate nei Costi Storici e nei Valori di Realizzo. Per conoscere i costi storici dei nostri acquisti di monete virtuali, che verranno poi confrontati con eventuali guadagni determinati dai valori di realizzo maturati al momento della vendita, vanno analizzati quattro fattori:

  1. La quantità e tipologia di Valuta Virtuale A
    acquistata
  2. La quantità totale di valuta fiat/Valuta Virtuale B
    ceduta, inclusi eventuali oneri, commissioni etc.
  3. Se la valuta dell’acquisto è diversa dall’EUR, il
    rapporto di conversione contro EUR della valuta
    fiat/Valuta Virtuale B al momento dell’acquisto
  4. Data e ora dell’operazione

Per quanto riguarda le operazioni di scambio tra Valuta Virtuale/Valuta Virtuale, queste non vengono gestite come una cosiddetta “concatenazione” neutrale, in cui il prezzo di acquisto della prima Valuta Virtuale diventa il prezzo di acquisto della seconda: ogni operazione di cessione deve invece essere rilevata autonomamente e crea plus/minusvalenze sulla base del “valore corrente” del momento, e vista la volatilità caratteristica di molte criptovalute questo calcolo è decisivo. Si tratta del cosiddetto metodo Last In First Out, descritto nella guida: “per calcolare il reddito (positivo o negativo) derivante dalle singole transazioni occorre confrontare, nell’ambito della medesima valuta virtuale, il valore di realizzo delle singole unità cedute con il relativo costo di acquisto, considerando cedute per prime le unità acquisite più recentemente.

I redditi derivati dal trading rientrano nel quadro RT del modello UNICO, che va presentato entro la scadenza del 30 novembre. Per compilare questo modulo va fatta attenzione al rigo RT21 nel quale deve essere riportato l’ammontare complessivo in EURO degli importi incassanti a fronte della cessione di Valute Virtuali, in aggiunta ad eventuali altri investimenti finanziari soggetti al medesimo trattamento fiscale (come le valute estere). Al rigo successivo va invece riportato l’ammontare in EURO dei “costi storici”. Infine, al rigo RT23 va calcolata la differenza, nella colonna 2 se positiva oppure nella colonna 1 se negativa. Nella sfortunata ipotesi che ci siano minusvalenze da dichiarare, queste possono essere riportate o spalmate agli anni successivi (fino al quarto) e compensate con eventuali plusvalenze.

Link ed informazioni utili

Queste e molte altre informazioni sono spiegate con passione e precisione nella comoda guida che potete scaricare o consultare online sul suo sito web, molto ben curato e ricco di curiosità. In allegato, una recente intervista in cui D’Amico parla dei medesimi argomenti: Tasse su Bitcoin? Young intervista Giorgio D’Amico – YouTube

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